Lottare contro le proprie idee per capire quanto valgono

di Giulio Xhaet

Lottare contro le proprie idee per capire quanto valgono

Nell’epoca della post-verità e delle fake news, può essere necessario lottare contro le proprie idee per capire quanto valgono davvero. Secondo il filosofo austriaco Karl Popper, la scienza non si basa sulla capacità di confermare un’ipotesi, un’idea, un’opinione, una norma. Riguarda invece la capacità di metterla in discussione, di confutarla. Più in generale, per capire quanto un’informazione sia convincente e migliorare così la nostra conoscenza del mondo, dobbiamo provare a falsificarla, cercando informazioni che la contraddicano. Se non siamo scienziati, ma manager, imprenditori o professionisti e vogliamo mettere alla prova le nostre idee, dovremmo paradossalmente lottare (almeno temporaneamente) contro di esse. E come vedremo tra poco, il miglior alleato per riuscirci è proprio Internet.

Nel 1960 lo psicologo Peter Wason ideò un esperimento per mostrare la forza del pregiudizio di conferma insito in ognuno di noi (ovvero l’abitudine a cercare solo le prove che ci danno ragione). L’esperimento ha un nome: regola 2-4-6. Ecco come si svolge: io vi dico una sequenza di 3 numeri. Esiste una regola per la loro sequenza. I numeri in sequenza sono appunto 2, 4 e 6. Avete capito qual è la regola? Bene, allora dovete dirmi altri tre numeri che rispettino la stessa regola. Dopodiché, io vi dirò se rispetta tale regola, e a questo punto voi potrete dirmi quale essa sia.

 
La prima regola che viene in mente alla maggior parte delle persone è: «al numero successivo si aggiunge 2 rispetto al precedente»I tre numeri con cui si risponde saranno ad esempio 8-10-12, oppure 3-5-7. Al che io vi risponderò: «segue la mia regola». Voi, stupiti dalla facilità del test, mi direte qual è secondo voi la regola, ovvero l’aggiunta di due da una cifra all’altra. Ma la risposta sarà: «non è la mia regola». A quel punto potreste andare in confusione, pensare che è troppo complicato, o sbottare che la regola sia: «qualunque numero va bene», o che non esiste nessuna dannata regola. Invece esiste eccome, ed è semplicissima.

Perché siete in difficoltà? Perché tentate di confermare le vostre ipotesi, cercate di aiutare la vostra regola ad avere ragione. Invece, per avvicinarvi alla verità, dovreste confutarla. Ad esempio, se pensate si tratti di un semplice «più due», proponendo una serie in cui i numeri non crescono in questo modo, come: 1-5-9. Io vi dirò «segue la mia regola». Ne sarete sorpresi. Ma vi starete avvicinando alla verità. Infatti, a questo punto vi potrebbe venire un’idea bizzarra: mettere in discussione un elemento base, i numeri che crescono. Potreste proporre: 7-5-3, oppure 3-6-6, o 2-2-2. Al che io vi risponderò: «non segue la mia regola».

Ecco quindi che l'informazione mancante verrà svelata in tutta la sua semplicità: la regola 2-4-6 è una serie ascendente. Il numero successivo deve essere più grande del precedente. Tutto qui. L’importanza del test ovviamente non sta nel comprendere questa regola, ma nell’arrivarci andando a caccia di informazioni che la mettano in discussione.


Esiste un esercizio utile per allenare il proprio «quoziente di confutazione», sfruttando Internet per mettere alla prova le vostre opinioni professionali. Scegliete un tema di dibattito che riguarda il vostro lavoro, la vostra azienda o un vostro progetto. Può essere una strategia di business, la scelta di un target o di un contenuto, una nuova attività o, più in piccolo, un’opinione che sostenete e che accredita un progetto, perché accredita almeno in parte le vostre competenze, ruolo e autorevolezza.

Ora cercate in rete delle informazioni che la mettano in discussione: fate finta di essere un collega, un fornitore o un cliente scettico che cerca in tutti i modi di falsificare la vostra opinione. Se, ad esempio, siete convinti che l’intelligenza artificiale non sia in grado di creare articoli buoni quanti quelli di un giornalista, potreste cercare su Google delle case study e delle news che dimostrino l’esistenza di software in grado di scrivere articoli eccellenti. Potreste usare WhatsApp e chiedere a una persona competente sull’argomento e di cui vi fidate: «Ma è vero che esistono già oggi dei software in grado di scrivere ottimi articoli?». Se vi sentite particolarmente audaci, potreste addirittura sfruttare i social media e porre la questione a dei contatti su LinkedIn, su Twitter o via Facebook, sia con messaggi privati che con post o tweet pubblici in bacheca.

Cercate e selezionate le fonti più competenti e autorevoli, siano esse giornali online, blog, gruppi o singole persone. Soprattutto, cercate quelle che non usate di solito. Mettete in gioco le vostre convinzioni e fate entrare l’aria fresca del dubbio. Non è un caso che il famoso detto reciti: «chi più sa, più dubita». Trasformatevi nell’avvocato del diavolo di voi stessi. Avvicinatevi alla realtà scardinando la vostra zona di comfort. Solo se una convinzione esce indenne da una consistente «prova della falsità» può ritenersi convincente.

Sviluppare un’alta Digital Information Skill è un investimento nel futuro: si tratta di una competenza tanto rara quanto necessaria negli anni iperconnessi e sconnessi che viviamo.

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