La forza positiva dei fatti per capire la realtà in azienda (e nel mondo)

di Andrea Beretta

La forza positiva dei fatti per capire la realtà in azienda (e nel mondo)

Lo svedese Hans Rosling ha avuto una vita piena, ricca, dinamica. Medico, studioso, ricercatore, conferenziere di fama internazionale, educatore. Poco prima di morire è riuscito a visionare le bozze di Factfulness, il suo libro testamento scritto a sei mani con il figlio Ola e la nuora Anna. «Questo libro è l’ultimissima battaglia della mia incessante guerra contro l’ignoranza globale devastante, il mio ultimo tentativo di lasciare un segno nel mondo: cambiare la mentalità della gente, calmare le paure irrazionali e reindirizzare le energie verso attività più costruttive».

La tesi di Rosling è semplice: il mondo, e insieme al mondo il genere umano e gli esseri viventi più in generale, ha uno stato di salute migliore di quel che ci raccontano i media e di quello che le persone pensano o sono portate a pensare. «Questo è un libro sul mondo e su come è davvero. È anche un libro su di voi e sulle ragioni per cui non vedete la realtà per quella che è. Spiega in che modo rimediare e dunque sentirsi più positivi, meno stressati e più ottimisti. Perciò, se siete disposti a modificare la vostra concezione del mondo, se siete pronti a sostituire la vostra reazione istintiva con il pensiero critico e se vi sentite umili, curiosi e impazienti di lasciarvi stupire, continuate a leggere».

Difficile resistere all’invito. Più difficile ancora riuscire a sospendere la propria percezione della realtà, soprattutto nel caso aveste - come me - una visione piuttosto critica e negativa di come stanno andando le cose nel mondo (nonostante una inguaribile fiducia nel genere umano e nel suo processo evolutivo).

Rosling nell’introduzione chiede di rispondere a una batteria di 13 domande che, per anni, ha posto a migliaia di persone di diversi Paesi (e di diversa cultura, classe sociale, sesso, età) nei 5 continenti, ottenendo un risultato sorprendente e negativo. «Nel solo 2017 abbiamo chiesto a quasi 12.000 persone in 14 Paesi di rispondere ai nostri quesiti. Hanno totalizzato in media solo due risposte esatte». Stupito e intrigato dalla scarsa correttezza delle risposte, Rosling si è interrogato su cosa potesse spiegare «una visione così disastrosamente e sistematicamente errata del mondo». La risposta che si è dato è che la nostra visione del mondo non si sviluppa su un’analisi critica, razionale e ponderata dei fatti, ma è guidata da dieci istinti che ci conducono a una visione, oltre che errata, negativa e drammatica della realtà.

I dieci istinti sono: l’istinto del divario, della negatività, della linea retta, della paura, delle dimensioni, della generalizzazione, del destino, della prospettiva singola, dell’accusa, dell’urgenza. Per circa 200 pagine Rosling disamina i 10 istinti e ne illustra le conseguenze nefaste, alternando dati, grafici, episodi personali, aneddoti. E, alla fine di ogni capitolo, dispiega alcuni brevi consigli su come non essere vittime dell’istinto descritto e saperlo controllare. Alcuni passaggi del libro restano impressi, per il coraggio nella scelta degli esempi e per la forza nella scelta delle parole.

Per chiarire l’effetto distorsivo dell’istinto delle dimensioni, che ci porta a guardare un numero isolandolo da altri numeri impedendoci così di capirne la giusta rilevanza, Rosling parla di mortalità infantile: nel 2016 sono morti 4.200.000 bambini di età inferiore a 1 anno (dato Unicef). Un numero raccapricciante, soprattutto se pensiamo che le cause sono riconducibili a malattie facilmente prevenibili. Ma la domanda da porsi è: 4.200.000 è un numero grande o un numero piccolo? I neonati morti nel 2015 erano 4.400.00, nel 2014 4.500.000 e, nel 1950, 14.400.000. Se confrontiamo il rapporto tra il numero delle nascite e il numero dei decessi del 1950 e quello del 2016, scopriamo che in soli 66 anni il tasso di mortalità infantile è passato dal 15 al 3%. Per questa ragione, confrontando e mettendo in relazione tutti questi numeri tra loro, l’autore sostiene che 4.200.000 è un numero «non enorme, ma così piccolo da essere bellissimo».

Per mostrare la forza dell’istinto del destino, quell’idea per cui le caratteristiche innate determinano in modo irrevocabile le sorti di persone, religioni, culture e Paesi, come se i loro destini fossero rocce immutabili e immutate nel tempo, Rosling cita un episodio personale. Il 12 maggio del 2013 ad Addis Adeba 500 leader donna si sono date appuntamento per partecipare a una conferenza sul tema «Il rinascimento africano e il programma per il 2063». Al termine dei lavori Nkosazana Dlamini-Zuma, presidente dell’Unione africana avvicina Rosling, invitato come relatore, si complimenta con lui per alcuni dati presentati e poi lo apostrofa con queste parole: «Alla fine del suo intervento ha detto che spera che i suoi nipoti possano venire in Africa come turisti e che viaggino sui treni ad alta velocità che progettiamo di costruire. Che razza di ragionamento è mai questo? È sempre la stessa vecchia concezione europea. Saranno i miei nipoti a viaggiare sui vostri treni ad alta velocità e a visitare quel curioso hotel di ghiaccio che avete nella Svezia settentrionale. Ci vorranno molto tempo, molte decisioni sagge e grossi investimenti. Ma secondo me, tra cinquant’anni, gli africani saranno turisti graditi in Europa e non profughi indesiderati».

Anche Rosling, nonostante 40 anni di studi e una vita di ricerche dedicate a smascherare l’ignoranza sullo stato di salute del mondo, risulta quindi vittima inconsapevole di un istinto irrazionale e portatore di una visione del mondo errata.

Il mondo delle imprese non è scevro dai rischi di cui parla Factfulness. Assumendo come perimetro lo stato di salute dell’azienda (e non del mondo), potrebbe essere interessante cogliere la sfida di Rosling e chiedersi se e come portare una cultura fattuale nella propria organizzazione, con l’obiettivo di smascherare gli istinti irrazionali e stigmatizzare le visioni distorte della realtà. Magari, avviando questo processo con la costruzione di un test di 13 domande chiave sui fatti fondamentali che tutte le persone che lavorano per quell’organizzazione dovrebbero conoscere.

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